Quando si applica e quali sono i risultati?


PERCHE' MI DEDICO COSI' TANTO A QUESTA PATOLOGIA?


Fondamentalmente perché è ignorata dalla gran parte dei terapeuti.

Perché ai loro occhi il paziente affetto da algodistrofia è un paziente che dà fastidio, che si lamenta sempre, che non vede luce in fondo al tunnel nel quale si è, suo malgrado, ritrovato.

Ma è corretto dire "suo malgrado"? Questo è un punto che affronteremo in seguito.


L’algodistrofia, meglio conosciuta nel resto del mondo come RSD (Reflex Sympathetic Distrophy) o CRPS (Complex Regional Pain Syndrome) è una patologia che, per chi ha o ha avuto la sventura di averci a che fare, è paragonabile “ad una discesa nell’inferno e ritorno”. Così infatti mi è stata descritta da un paziente che, faticosamente, ha riacquistato quasi del tutto l’uso della mano. Ma essa può colpire qualsiasi distretto anatomico, articolazione, segmento o persino viscere.

 

Non starò qui a tediarvi con pagine e pagine su questa patologia. Sicuramente ne saprete quanto e più di me. Il web è pieno di descrizioni, lavori scientifici, relazioni, video conferenze, video appelli di aiuto e quant’altro. Ed è strapieno di rimedi più o meno condivisibili anche se la maggior parte concludono dicendo che “la migliore soluzione è l’unione di più soluzioni” cioè proviamo un po’ di tutto e che Dio ce la mandi buona. Inoltre tutti sono concordi che questa sindrome “più permane, peggio è”.

 

Io, essendo un osteopata, ho un approccio alle cose un po’ diverso. Ho il maledetto vizio di domandarmi il “perché” delle cose per cui un giorno ho cominciato a riflettere quando in studio, diversi anni fa, entrò quella signora con la sua mano ormai ribelle. Era gonfia, lucida, rossa quasi fosforescente, dolente anche se veniva sfiorata da un po’ di vento insomma in...gestibile.

 

E mi domandai: ”E ora che faccio? Ripeto ciò che fino ad allora avevo meccanicamente fatto sapendo di andare incontro ad un fallimento terapeutico certo ed inevitabile o mi addentro per vie sconosciute e dall’esito mai provato?"

 

Ovviamente osai ed uscì dai sicuri sentieri già battuti da altri prima di me e diedi vita ad anni di pensieri, ipotesi, prove, tentativi dapprima timidi ed esitanti ed ora più sicuri, quasi sfrontati.

 

E così nacque il mio metodo riabilitativo NEURORESET©.

Una casalinga si frattura il polso con una caduta accidentale. Tolto il gesso l'algodistrofia la colpisce con inaudita violenza. Dolori lancinanti diurni e notturni senza tregua, mano gonfia, rossa, calda, umida per mesi.

Finalmente, dietro consiglio del suo ortopedico, comincia il trattamento Neuroreset. Grazie a un numero limitato di sedute, senza particolari complicazioni, in pochi mesi ritorna alla vita normale.

La mano di una sarta sottoposta ad intervento di tunnel carpale, perfettamente riuscito. Dopo l'intervento scoppia in modo violento l'algodistrofia, rendendo la paziente invalida e incapace di svolgere la più semplice azione quotidiana.

Dopo essere stata consigliata dal suo medico inizia il trattamento Neuroreset. In breve tempo l'arto riprende il colore naturale e una piena funzionalità, al punto tale da permetterle di riprendere la propria attività di sarta.

E’ un metodo esclusivamente manuale, quasi del tutto indolore, che non prevede l’uso di ausili, creme, apparecchiature esterne, medicinali o accorgimenti particolari. Può essere praticato dovunque, in qualunque ambiente ci sia un po’ di tranquillità.

 

Siamo tutti d’accordo che nell’algodistrofia, prima si comincia a lavorarci e meglio è ma, contrariamente a quanto si credeva ho ottenuto interessanti risultati anche nei casi di pazienti affetti da RSD arrivati a me già in terza o quarta fase (tristemente nota come end stage).

 

Le sedute possono partire con una frequenza plurigionaliera per poi arrivare, gradualmente, ad una cadenza bi/monosettimanale, fino all’acquisizione definitiva dei progressi raggiunti. La terapia può durare da pochi mesi (3 o 4) fino ad 1 o 2 anni e non è possibile fare pronostici o previsioni.

 

Non si può prevedere a priori se e quanto il paziente migliorerà; ciò purtroppo dipende da molteplici fattori che a volte non dipendono né dal paziente né dal terapeuta.

 

Per diagnosticare l’algodistrofia non si può aspettare che compaiano i segni radiologici tipici: può essere già troppo tardi.

Frattura di polso ingessata. Dopo averla immobilizzata esplode l'algodistrofia con dolore lancinante ed impotenza funzionale totale. Durante la fisioterapia le fratturano persino un metacarpo.

Attualmente ha ripreso la piena funzionalità. Il polso è sgonfio ed è in grado di poter compiere i complessi movimenti a lui soliti in condizione di normalità. Anche il dolore è scomparso.

A volte un medico “coraggioso” che azzarda la diagnosi  a “fiuto” può fare la differenza!

Ginocchio algodistrofico che aveva perso la sua funzionalità e capacità di articolazione. La pelle era rossa e calda e persino i peli avevano assunto una conformazione innaturale.

Qui è interessante notare come il ginocchio, oltre ad essere notevolmente sgonfiato non si presenta più lucido con la pelle distesa e rosea (non più rossa). Anche i peli hanno ripreso il normale aspetto.

Caso di una tennista, categoria master, sottoposta ad intervento di protesi al ginocchio dx. Dopo l'operazione insorge l'algodistrofia, con dolore lancinante e blocco articolare.

Dopo due anni di trattamento costante Neuroreset non solo ricomincia a giocare ma diventa addirittura campionessa italiana della sua categoria.

Le indicazioni del metodo NEURORESET©

Le indicazioni sono poche e chiare. Si può, anzi si deve usare in tutti quei casi di blocchi articolari di natura non meccanica, come rigidità post traumatica, post chirurgica, post coma,  da allettamento o comunque da reazione algodistrofica.

 

La presenza di eventuali tralci connettivali o aderenze non è una controindicazione all’applicazione del metodo.

 

Ovviamente l’unica cosa che non troverete nel mio sito è una spiegazione dettagliata su come si effettua una seduta di NEURORESET© nè alcun filmato.

 

Scusatemi ma operatori senza scrupoli potrebbero "scimmiottare" le manovre senza le necessarie competenze e precauzioni e potrebbero arrecare danno ai loro pazienti.

 

Per troppo tempo ho cercato aiuti e finanziamenti per organizzare un giro di conferenze ed insegnare il mio metodo agli operatori interessati ma poi le parole di un rappresentante di una nota casa farmaceutica (che mi aveva contattato) mi ha illuminato:

 
"Ma lei sarebbe disposto a consigliare, insieme al suo metodo, l'uso del nostro farmaco e della nostra elettroterapia?"
 

Al mio diniego ha fatto un fugone che ancora corre…

 

E' triste, ma finchè in Italia la ricerca e la divulgazione scientifica è affidata alle case farmaceutiche, tutto ciò che non porta denaro alle loro casse non troverà mai spazio.

 

Ecco perchè adesso il metodo NEURORESET preferisco insegnarlo solo io.